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Appunti, 29 aprile 2019 (S. Caterina)

1Gv 1, 5-2, 2; Sal 102 Vangelo secondo Matteo (11, 25-30) Salterio: seconda settimana

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Santa Caterina da Siena, da 80 anni patrona d’Italia (Avvenire)

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

 Nata nel 1347 Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua “cella” di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero). La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di professionisti, tutti più istruiti di lei. Li chiameranno “Caterinati”. Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. (Avvenire)

SANTA CATERINA, DA ANALFABETA A CONSIGLIERA DI PRINCIPI E PAPI (Famiglia Cristiana)

O Spirito Santo,
vieni nel mio cuore: 
per la tua potenza 
attiralo a te, o Dio, 
e concedimi la carità 
con il tuo timore. 
Liberami, o Cristo, 
da ogni mal pensiero: 
riscaldami e infiammami 
del tuo dolcissimo amore, 
così ogni pena 
mi sembrerà leggera. 
Santo mio Padre, 
e dolce mio Signore, 
ora aiutami 
in ogni mia azione. 
Cristo amore, 
Cristo amore. Amen 
(Santa Catrina da Siena)

Appunti, 22 aprile 2019 (Lunedì dell’Angelo)

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At 2, 14.22-33; Sal 15 Vangelo secondo Matteo (28, 8-15) Lunedì dell’Angelo

PASQUETTA, ECCO PERCHÉ SI CHIAMA “LUNEDÌ DELL’ANGELO”

22/04/2019  Ecco le cose da sapere sul giorno di festa che segue la Pasqua. (Famiglia Cristiana)

Il giorno successivo alla Pasqua, detto comunemente Pasquetta, è chiamato anche lunedì di Pasqua, e nel calendario liturgico cattolico, lunedì dell’Ottava di Pasqua.

Questa festività che “allunga” quella di Pasqua, prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro di Gesù. Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mc 16,1-7). E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, ed esse si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri.

L’espressione “lunedì dell’Angelo”, diffusa in Italia, è tradizionale e non appartiene al calendario liturgico della Chiesa cattolica, il quale lo indica come lunedì dell’Ottava di Pasqua, alla stessa stregua degli altri giorni dell’ottava (martedì, mercoledì ecc.). Non è giorno di precetto per i cattolici, fatta eccezione per la Germania e altri paesi germanofoni.

Il lunedì di Pasqua è stato introdotto dallo Stato italiano come festività civile nel dopoguerra ed è festivo in diversi Paesi.

Appunti, 21 aprile (Pasqua del Signore)

At 10, 34a.37-43; Sal 117; Col 3, 1-4 opp. 1Cor 5, 6-8 Vangelo secondo Giovanni (20, 1-9) Pasqua di Resurrezione Tempo di Pasqua

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La Pasqua per noi è il salto che Gesù fa nel vuoto, dimostrandoci che sotto non c’è il nulla ma le braccia di un Padre. Il nostro problema è tutta la paura che abbiamo a rischiare, a accettare, a buttarci, a morire a una certa vita. A noi piacerebbe arrivare al traguardo senza fare nessun viaggio. Ma solo attraverso il viaggio si arriva alla meta. Non conosciamo nessun altra maniera per aggrapparci a Cristo se non vivere. Cioè non conosciamo nessun altra maniera per trovare un senso alla nostra vita se non vivendo. Con tutti i rischi che tutto ciò comporta. Ma…Egli l’ha fatto per primo.
(Don Luigi Maria Epicoco)

PASQUA, DALLE ORIGINI ALLA DATA MOBILE: LE COSE DA SAPERE

21/04/2019  È la festa più importante per i cristiani e significa etimologicamente “passaggio”. La data è mobile perché dipende dal plenilunio di primavera mentre l’origine è legata al mondo ebraico, in particolare alla festa di Pesach, durante la quale si celebrava il passaggio di Israele, attraverso il mar Rosso, dalla schiavitù d’Egitto alla libertà (Famiglia Cristiana)

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Appunti, 20 aprile 2019 (Sabato Santo)

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Gn 1, 1-2, 2; Sal 103 opp. Sal 32; Gn 22, 1-18; Sal 15; Es 14, 15-15, 1; Es 15, 1-18; Is 54, 5-14; Sal 29; Is 55, 1-11; Is 12, 2-6; Bar 3, 9-15.32-4.4; Sal 18; Ez 36, 16-17a.18-28; Sal 41-42 opp. Is 12, 2-6 opp. Sal 50; Rm 6, 3-11; Sal 117 Vangelo secondo Luca (24, 1-12) Sabato Santo

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SOSPESA TRA MORTE E VITA, LA SINDONE ICONA DEL SABATO SANTO

20/04/2019  «Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo»: così Ratzinger a Torino il 2 maggio 2010 davanti all’Uomo dei dolori. Un riflessione più che mai attuale (Famiglia Cristiana)

Sabato Santo, il giorno del silenzio

Il Sabato Santo è il giorno di “frammezzo” tra il dolore per la morte di Gesù e la gioia della sua Resurrezione. Non si celebrano liturgie, la comunità è in silenzio, in attesa, a ricordare lo smarrimento degli apostoli dopo la morte di Cristo. Protagonisti sono il raccoglimento e la meditazione (Vaticanews)

Appunti, 19 aprile 2019 (Venerdì Santo)

Is 52, 13-53, 12; Sal 30; Eb 4, 14-16;5, 7-9 Vangelo secondo Giovanni (18, 1-19, 42) Venerdì Santo

Ecco la grande notte che vede Gesù in preghiera andare incontro al suo destino. Tutto è pronto, ora, e il Signore sa che solo così potrà dimostrare che le parole che ha detto non sono solo i discorsi di un esaltato, ma la definitiva manifestazione del volto di Dio. Altro è parlare, altro pendere da una croce. Eppure quella notte è la madre di tutte le lotte, di tutte le tentazioni. Perché mai Gesù dovrebbe andare a farsi uccidere? Per gli apostoli che non hanno capito la gravità della situazione? Per la folla di Gerusalemme che sembra già averlo dimenticato? Per i capi religiosi del popolo e i farisei che lo vivono con esplicita insofferenza? Per quale misteriosa ragione il suo sacrificio dovrebbe cambiare qualcosa? La grande tentazione di Gesù. L’ultima tentazione di Cristo, è la consapevolezza che la croce può essere un sacrifico inutile, eccessivo… Tutti siamo disposti a sacrificarci per qualcuno, a patto che il nostro sacrificio serva! Gesù accoglie il rischio di essere il per sempre dimenticato. Si dona, si offre, si consegna. La Chiesa, oggi, smette le solenni vesti liturgiche e si fa silenziosa e penitente, partecipando allo spettacolo di un Dio che muore per amore. (Paolo Curtaz)

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Appunti, 18 aprile 2019 (giovedì santo)

Es 12, 1-8.11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26 Vangelo secondo Giovanni (13, 1-15) Giovedì Santo

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Oggi #PapaFrancesco ha regalato ai sacerdoti al termine della Celebrazione del #giovedisanto l’immagine “L’anziano monaco portato dal giovane”

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Salvator Dalì
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TRIDUO PASQUALE: il giovedì santo

Appunti, 17 aprile 2019 (mercoledì santo)

 Is 50, 4-9a; Sal 68 Vangelo secondo Matteo (26, 14-25) Mercoledì Santo

Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

Abbiamo ridicolizzato Giuda, facendolo diventare una specie di macchietta. La nostra è un’operazione scorretta e sospetta perché lascia intendere che, in fondo, noi siamo migliori di lui. Ci fa comodo dividere il mondo in buoni e cattivi. Noi, pur non essendo santi, siamo certamente migliori di uno come lui… Il vangelo, invece, è molto attento nel suo giudizio: Giuda è e resta un apostolo e ciò deve farci riflettere. Giuda non accetta la predicazione di Gesù: egli, scoraggiato dalla reazione negativa del sinedrio che non vuole nemmeno incontrare il Nazareno, pensa di forzare la mano. Vuole un messianismo politico, vuole obbligare Gesù a manifestarsi davanti al mondo. Il suo ruolo nella congiura contro Gesù, ci dicono gli storici, è molto ridimensionato: la sua opera consiste nell’indicare il luogo e il momento propizio per arrestare Gesù senza troppo clamore. Ma la scelta di Giuda ferisce il Signore che cerca ancora di recuperarlo, di spingerlo alla conversione. Gesù, alla domanda di Giuda, risponde: tu lo dici. Come a dire: scegli tu, Giuda, se continuare, sei tu che dici di essere un traditore. Io non credo che tu lo sia, non crederci nemmeno tu… (Paolo Curtaz)

Mercoledì Santo:
UNA STORIA DI MANI
Primo Mazzolari


UNA STORIA DI MANI

La tua morte, o Gesù, è una storia di mani. Una storia di povere mani, che denudano, inchiodano, giocano a dadi, spaccano il cuore. Tu lo sai, tu lo vedi, o Signore. Prima di giudicare, però, pensiamoci.

Ci sono dentro anche le nostre mani. Mani che contano volentieri il denaro, mani che legano le mani agli umili, mani che applaudono le prepotenze dei violenti, mani che spogliano i poveri, mani che inchiodano perché nessuno contenda il nostro privilegio, mani che invano cercano di lavare le proprie viltà, mani che scrivono contro la verità, mani che trapassano i cuori. La tua morte è opera di queste mani, che continuano nei secoli l’agonia e la passione.

Se potessimo dimenticare queste mani, se ci fosse un’acqua per lavare queste mani. Per dimenticare le mie mani, ho bisogno di guardare altre mani, di sostituire le mie mani spietate con le mani misericordiose della Madonna, della Maddalena, di Giovanni, del Centurione che si batte il petto…

Primo Mazzolari, Preghiere, La Locusta

Appunti, 16 aprile 2019 (martedì santo)

Is 49, 1-6; Sal 70 Vangelo secondo Giovanni (13, 21-33.36-38) Martedì Santo

Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Gli ultimi giorni, le ultime ore. È iniziata la più grande fra le settimane. Ora dopo ora seguiremo i passi del Signore, cercando di scrutare le sue emozioni, in punta di piedi. Si ripete, la grande settimana, ora e per sempre. Anche noi, andando al lavoro, preparandoci ad una lunga giornata da passare in casa, cercheremo di pensare spesso al Signore. Come staremmo se sapessimo di vivere le ultime giornate della nostra vita terrena? Quali emozioni, quali paure, quali delusioni, quali speranze colmerebbero i nostri cuori? Gesù inizia la settimana in casa di amici, un pranzo straordinario che vede Lazzaro fra i commensali. È durante quell’incontro che, secondo Giovanni, avviene l’unzione ad opera di Maria, sorella di Lazzaro. Tutti gli evangelisti raccontano questo episodio, anche se lo situano in momenti diversi. Poco importa: Giovanni lo pone qui per sottolineare il gesto gratuito e semplice della sua discepola. Ha ragione Giuda (ma anche gli altri apostoli pensano la stessa cosa!): il gesto di Maria è uno spreco. Visione utilitaristica e meschina della fede: i poveri li abbiamo con noi, li dobbiamo accogliere nella comunità. Gesù dimostra di gradire quel gesto ingenuo e pieno di speranza. Anche noi, oggi, facciamo qualcosa di bello per Dio! (Paolo Curtaz)

«Delle volte quando sono solo a pregare mi avvicino al tabernacolo e poggio la mia faccia su di esso. Sento il freddo del legno e del metallo e penso a quanto sia stato fortunato Giovanni nel sentire battere il cuore di Gesù. Ma anche noi siamo chiamati a un’intimità così, che non è quella solo dei facili sentimenti e sensazioni. È l’intimità di chi sa che Gesù troverà milioni di modi per farci entrare in intimità con Lui».
Don Luigi Maria Epicoco

POVERO FRATELLO GIUDA
Primo Mazzolari


Giovedi santo - huguet

Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore.

Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!” Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore…

Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui. Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda…

Io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni…

Primo Mazzolari, Giovedì Santo 1958

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-bernadette-soubirous.htm

Lourdes, 7 gennaio 1844 – Nevers, 16 aprile 1879

Quando, l’11 febbraio del 1858, la Vergine apparve per la prima volta a Bernadette presso la rupe di Massabielle, sui Pirenei francesi, questa aveva compiuto 14 anni da poco più di un mese. Era nata, infatti, il 7 gennaio 1844. A lei, povera e analfabeta, ma dedita con il cuore al Rosario, appare più volte la «Signora». Nell’apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivela il suo nome: «Io sono l’Immacolata Concezione». Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l’Immacolata Concezione di Maria un dogma, ma questo Bernadette non poteva saperlo. La lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale. La sera del 7 Luglio 1866, Bernadette Soubirous decide di rifugiarsi dalla fama a Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers. Ci rimarrà 13 anni. Costretta a letto da asma, tubercolosi, tumore osseo al ginocchio, all’età di 35 anni, Bernadette si spegne il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua. (Avvenire)