Twitter di Papa Francesco: Cari fratelli e sorelle, sulle orme del mio santo predecessore Giovanni Paolo II, sabato e domenica sarò in Marocco come pellegrino di pace e di fratellanza. Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera. #ViaggioApostolico
#30marzo 1853 nasceva #VanGogh: Inarrivabile esempio di genio artistico folle e incompreso, con capolavori insuperabili quali Campo di grano con volo di corvi e Notte stellata diede inizio all’arte moderna.
«Amare Dio senza amare gli altri significa trasformarsi in integralisti che non hanno nessun problema a schiacciare l’altro pur di difendere ciò in cui credono. Amare solo gli altri senza amare Dio significa scadere o in una possessività soffocante, o in un amore che non porta veramente mai da nessuna parte. Rimettere in comunicazione questi due amori significa riprendersi davvero ciò che conta». Don Luigi Maria Epicoco
#ParoladiLuce “Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me.” (Lc 11,14-23) #impegnodelgiorno non disperdere tempo ed energie in cose inutili. Stare con Gesù, seguirlo con radicalità.
La divisione è il principio della fine, sia nel bene che nel male. Essa porta alla devastazione, alla “desertificazione”. Dove abbiamo “divisione” lì è presente Satana, il divisore per eccellenza, il padre della menzogna. Lì la vita muore, troviamo violenza, non si rispetta la verità, non si ha libertà, si genera la “confusione». La missione di Gesù è stata vincere lo Spirito del male per liberare l’uomo dalla schiavitù e ridonagli lo Spirito del Figlio.
«Il perdono serve a questo: non solo a sciogliere un altro, ma a concederci di essere anche noi stessi sciolti da ciò che ci lega a quel male subito». Don Luigi Maria Epicoco
Signore, insegnami ad essere generoso, a dare senza calcoli, a rendere bene per male, a servire senza aspettare ricompensa, ad avvicinarmi a chi meno mi piace, a fare del bene a chi non può ricompensarmi, ad amare sempre gratuitamente, a lavorare senza preoccuparmi del riposo. E, non avendo altra cosa che il dare, a donarmi in tutto e in ogni cosa sempre di più a chi ha bisogno di me, aspettando soltanto da Te la ricompensa. O meglio: aspettando che tu stesso sia la mia ricompensa. Amen. (Ignacio Larragnaga, Incontro)
L’importanza del conservare le labbra chiuse, che si toccano l’un l’altro, ci è insegnato anche dalla sillaba sacra indiana “om”. L’ultima lettera di questa sillaba richiede che le labbra si chiudano a salvaguardare ciò che non è ancora manifestato. Il silenzio di Maria non è assenza di parole, ma riserva di parole ed eventi futuri non ancora manifestati. Maria porta in sé il mistero del non ancora accaduto.
Luce Irigaray
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Nei Vangeli Maria parla solo sei volte e – tranne nel caso del Magnificat – si tratta di frasi brevissime, mozziconi di parole. È la settima la sua maggiore dichiarazione, cioè quella custodita nel suo silenzio. Ce lo ricorda una filosofa e psicoanalista belga, Luce Irigaray, con queste righe che mettono in scena l’annunciazione di Maria – che ha come data di celebrazione il 25 marzo -, affidata a due sue frasi simili a un soffio: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?… Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!». Il resto è silenzio ed è in quello spazio tacito che si colloca lo spirito generatore. Come scrive ancora Irigaray, «partorire un bambino divino significa portare alla luce una nuova epoca della storia dell’umanità».
Dobbiamo, allora, imparare la grammatica del silenzio, una lingua difficile, tipica della fede: «mistica» e «mistero» derivano, infatti, dal verbo greco myein che, per essere pronunciato, costringe a chiudere le labbra – come accade per la sillaba sacra indiana om-e che significa appunto «tacere». Il silenzio è la lingua ultima degli innamorati veri che raggiungono l’apice della loro eloquenza quando tacciono e si guardano negli occhi. La contemplazione silenziosa è anche l’anima della spiritualità alta. Chiudiamo, perciò, più spesso le labbra, impedendo un flusso vano di chiacchiere per salvaguardare la ricchezza che è in noi e che non dev’essere svelata in modo sguaiato e scomposto.
(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)
Oggi ricordiamo il SANTO OSCAR ARNULFO ROMERO GALDAMEZ, Vescovo e martire
Ciutad Barrios, El Salvador, 15 agosto 1917- San Salvador, El Salvador, 24 marzo 1980
Arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador, è stato ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa. Ha difeso i poveri, gli oppressi, denunciando in chiesa e con la radio emittente della diocesi le violenze subite dalla popolazione. Pochi giorni prima di morire aveva invitato i soldati e le guardie nazionali a disubbidire all’ordine ingiusto di uccidere. La sua figura di “borghese” convertito in schierato per gli oppressi fa appello a ciascuno di noi per invitarci a non stare “al di sopra delle parti” ma a prendere le parti di chi non ha nessuno dalla sua parte.Papa Francesco in data 3 febbraio 2015 ha promulgato il decreto che riconosce il martirio in odio alla fede di Mons. Romero.
Noi ti invochiamo e ti diciamo: vieni, Signore Gesù; noi invochiamo la tua venuta e la tua potenza: vieni Signore Gesù. Nelle nostre famiglie, nei nostri cuori, in tutti coloro che hanno qualche problema o sofferenza, su tutti coloro che vivono solitudine, amarezza, sconforto, su chi è abbandonato o avrebbe bisogno di qualcuno che lo aiuti, fa’ scendere, Signore, la forza del tuo Spirito: vieni, Signore Gesù. Su tutto il mondo, su tutta la terra che ha bisogno di significato, di senso, di pace, di fraternità, sulla chiesa universale, sulle missioni, sui poveri, su tutti coloro che soffrono per la guerra e per la fame, noi ti chiediamo, Signore, di fare scendere il tuo Spirito di pace: Vieni e trasformaci in te, Signore Gesù. (Card. Carlo Maria Martini)
“E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “ La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”. Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.” Mt 21, 42-43
“…dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri. Questa è l’opera del Signore, la meraviglia da lui compiuta davanti ai nostri occhi. Noi, del bene che lui ci dà, ne facciamo del male; lui, del male che noi gli diamo, ne fa un bene.” Silvano Fausti
Papa Francesco (twitter: Ringraziamo Dio per “sorella acqua”, elemento tanto semplice e prezioso, e impegniamoci perché sia accessibile a tutti. #WorldWaterDay
Prendete una donna sana fisicamente e mentalmente, rinchiudetela, tenetela inchiodata a una panca per tutto il giorno, impeditele di comunicare, di muoversi, di ricevere notizie, fatele mangiare cose ignobili. In due mesi sprofonda nella follia.
Nellie Bly
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Alda Merini, la poetessa nata il 21 marzo 1931, all’inizio della primavera, e morta nel 2009, aveva trasformato – come tutti sanno – la sua drammatica e lunga degenza in manicomio in una straordinaria sostanza poetica. Una sua importante raccolta, che aveva voluto dedicare a me per esprimermi il suo profondo affetto, s’intitolava Clinica dell’abbandono. Ebbene, parto proprio dalla sua memoria per introdurre il brano sopra citato che ho desunto da un’opera poco nota in Italia, Dieci giorni in manicomio, della giornalista e scrittrice americana Nellie Bly (1864-1922), che per denunciare gli abusi sulle malate si era fatta rinchiudere in un ospedale psichiatrico femminile, traendone un diario allucinante.
Non vogliamo ora entrare nell’immensa sofferenza della malattia mentale: ai nostri giorni i manicomi sono stati chiusi, ma la realtà dolorosa che essi ospitavano è spesso riversata sulle famiglie che assistono impotenti e desolate al dramma del loro caro. Il testo che abbiamo evocato ci permette, invece, di parlare della dignità violata della persona. Non c’è solo la tortura, pratica infame mai estirpata del tutto neppure nelle nostre carceri. C’è anche l’inferno creato da colleghi nei confronti di un compagno di lavoro più debole; c’è il mobbing sottile e perverso soprattutto verso le donne; c’è il bullismo nelle scuole, segno di degrado personale e sociale; c’è la violenza nelle stesse famiglie. Mai a sufficienza, allora, si lavorerà e ci si impegnerà per il rispetto della persona umana, epifania di Dio perché sua «immagine» vivente.
(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)
Per preparare l’omelia della III domenica di Quaresima:
E’ morta stamattina, primo giorno di primavera e un tempo festa di San Benedetto, madre Anna Maria Cànopi, badessa emerita del monastero di clausura dell’isola di San Giulio, comunità che lei aveva fondato 46 anni fa e diretto sino allo scorso autunno.
Aveva 87 anni, avrebbe compiuto 88 il 24 aprile, e da un anno era ammalata e per le condizioni di salute aveva lasciato la guida del monastero alla consorella Maria Grazia Girolimetto.
Madre Cànopi era una figura importante all’interno della Chiesa cattolica e tra le poche donne ad aver scritto le riflessioni a un Papa, Giovanni Paolo II, per la via Crucis al Colosseo del 1993.
Donna di profonda spiritualità e di grande cultura aveva una notevole attività letteraria con la pubblicazione di decine di libri e centinaia di testi sacri. Nel 1973 insieme ad alcune monache si era stabilita all’Isola di San Giulio per dare vita all’abbazia Mater Ecclesiae.